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Nuovi dischetti, nuove speranze

Dopo mesi di amorevoli cure, le giovani plantule di Cystoseira sono pronte per essere portate nella loro futura casa, lungo la costa a sud di Agropoli, in Campania. Cresciute vigorose su centinaia di dischetti di argilla, il loro viaggio per raggiungere gli altri lotti già installati negli anni precedenti si compirà nei prossimi giorni.

Il processo che ha permesso di raggiungere la fase di traspianto per tutte queste alghe è quello ormai collaudato in REEForest: a partire dal minuzioso prelievo degli apici fertili e coltivazione in ambiente controllato fino al raggiungimento della taglia rifugio, la soglia di dimensioni oltre le quali le plantule hanno una possibilità concreta di sopravvivere una volta restituite all’ambiente naturale.

Sono così oltre 600 i dischetti che hanno lasciato i laboratori di Trieste per raggiungere la costa cilentana, trasportati in vasche dedicate, preparate dalle ricercatrici dell’Università di Trieste. Sono loro che seguono questa delicata fase. L’obiettivo è garantire che le giovani alghe arrivino in loco nelle migliori condizioni possibili. Per questa sito di traspianto è l’Università Parthenope di Napoli ad essere il partner di riferimento sul territorio dell’Area Marina Protetta di Santa Maria di Castellabate.

Una volta arrivata nei siti di restauro, la squadra formata dai subacquei dell’Università Parthenope e dagli ricercatori di Shoreline si è messa subito all’opera sfruttando l’unica finestra disponibile prima che le condizioni meteo peggiorassero troppo, rischiando di impedire le operazioni di outplanting

I subacquei hanno dapprima calato le unità di traspianto sul fondale. Si tratta di strutture metalliche costruite in precedenza e pensate per dare supporto strutturale ai dischetti ed evitare di offrire troppa resistenza al moto ondoso che potrebbe distruggere l’impianto. Una volta in posizione, le griglie colme di Cystoseira sono state fissate saldamente alla roccia alla giusta profondità nel luoghi dove l’assenza di alghe brune è più evidente.

Questa missione non riguarda solo i nuovi arrivati: dal fondale sono emersi anche molti dei dischetti “veterani”, quelli del primissimo impianto del 2023.

Nel corso degli ultimi tre anni questi talli sono sopravvissuti egregiamente sopra i supporti precedenti e sono cresciuti di molto, ma assieme a loro si sono sviluppati anche altri organismi marini infestanti. Specie di alghe più piccole e micro invertebrati di ogni sorta hanno usato la complessità spaziale delle Cystoseira per stabilirsi sopra i dischetti e tra le ramificazioni dell’alga bruna stessa.

Prima del posizionamento, questi dischetti sono stati puliti con cura, spruzzati con acqua o strofinati delicatamente con uno spazzolino, per rimuovere concrezioni, epifiti e sedimenti che avrebbero potuto compromettere il loro ulteriore sviluppo

Ecco che i ricercatori hanno dovuto intraprendere su questi impianti un intervento di manutenzione per rimuovere tutti questi epifiti. Una loro eccessiva proliferazione può compromettere lo sviluppo della Cystoseira soffocandola prima che possa raggiungere dimensioni ragguardevoli. Il loro trasloco direttamente sulla roccia permette infine di aumentare la possibilità per quei talli di raggiungere la maturità nello stesso tratto di mare dove hanno già dimostrato di saper sopravvivere.

Il risultato di questa campagna è quindi un mosaico di alghe di età ed esperienze diverse. Le nuove arrivate e le sopravvissute dovranno ora fronteggiare altre tre stagioni prima dell’arrivo di ulteriori rinforzi, la prossima primavera. Il prossimo passo è, come sempre, il monitoraggio: solo nei mesi a venire scopriremo quante di queste alghe, vecchie e nuove, riusciranno a prosperare proprio lì, nei luoghi dove la foresta marina era scomparsa

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